I cavi per gli impianti Hi-Fi

10 January 2009 da Marco

Ci sono molte persone che ostentano i loro cavetti dell’impianto Hi-Fi imputandoli di rendere il suono apparentemente migliore. Le pubblicità di questi fantomatici cavi prolificano nelle riviste specializzate, ed anzi, gli stessi articolisti arrivano a consigliarli. Ma saranno veramente utili come vogliono farci credere? I materiali “pregiati” con cui vengono costruiti possono davvero migliorare le caratteristiche di un impianto Hi-Fi?

La risposta è no, e le motivazioni saranno date nel corso dell’articolo.
Convincere un audiofilo condizionato dalla pubblicità martellante, che i cavi non migliorano le caratteristiche del suo impianto non è cosa facile, ma alla fine di questo articolo vedrete che tutti quelli che comprano dei cavi “speciali” vi sembreranno solo degli idioti, od al massimo dei fanatici dell’estetica.
Andiamo con ordine. Ci sono due tipi di cavi per impianti Hi-Fi: quelli per collegare le fonti audio al preamplificatore e quelli per collegare l’amplificatore agli altoparlanti.

I cavi per altoparlanti

Questi cavi vengono usati per collegare l’amplificatore agli altoparlanti e solitamente sono delle semplici piattine a due fili. La prima peculiarità che i produttori di cavi “speciali” promettono è un’induttanza molto bassa. Ma vediamo perché questa caratteristica è ininfluente in un comune impianto casalingo.
L’induttanza del cavo potrebbe influire sul segnale soltanto se questo raggiungesse una lunghezza pari a ¼ d’onda. La formula per calcolare la lunghezza d’onda in metri conoscendo la frequenza in Khz è:

lunghezza d’onda = 300.000 : Khz

Da ciò si capisce che l’induttanza del cavo influisce notevolmente sul segnale solo se ha una lunghezza maggiore di:

300.000 : 25 = 12.000 metri

12.000 :4 = 3.000 metri

Quindi se all’uscita dell’amplificatore e all’ingresso della cassa acustica applicassimo un cavo lungo 3 chilometri, allora questo potrebbe avere la sua influenza, ma poiché solitamente la lunghezza di questi cavi – in ambito casalingo, ma anche in altri luoghi – non supera mai una decina di metri e la gamma delle frequenza acustiche va da un minimo di 10 Hz ad un massimo di 20.000 Hz, il segnale di bassa frequenza arriva alle casse senza alcuna alterazione.
L’induttanza di un cavo che abbia i fili appaiati varia al variare del diametro del filo da un minimo di 0,3 microHenry per metro ad un massimo di 0,8 microHenry per metro. L’induttanza è maggiore se il filo è sottile, minore se il filo è grosso. Solo le frequenze tra i 15.000 – 20.000 Hz possono venire attenuate da un’induttanza eccessivamente elevata.

Altra cosa che i cavi “speciali” promettono di ridurre è la capacità parassita: anche questa varia al variare del diametro del filo; più questo è grosso più la capacità è alta, al contrario più è sottile e più la capacità sarà bassa. Alcuni consigliano di distanziare i due fili della piattina per ridurre la capacità parassita. Questo è vero, ma è altrettanto vero che l’induttanza aumenterà eccessivamente. In ogni caso la capacità parassita – se non troppo elevata – non influenza assolutamente il suono. Quanto detto vale per cavi non più lunghi di 10-12 metri, e quindi nella maggior parte degli impianti casalinghi.

Alcuni possessori di questi cavetti potrebbero obiettare dicendo che il suono è realmente migliore, e che quindi hanno speso bene i loro soldi. E’ chiaro che costoro sono stati semplicemente suggestionati dalla pubblicità e dall’apparenza vistosa di certi cavi che presentano contatti dorati, plastiche colorate etc. Per stabilire le differenze tra un cavo e l’altro, qualora ve ne fossero, non è sufficiente l’orecchio umano ma apparecchiature professionali come oscilloscopi, analizzatori di spettro, distorsimetri, audiotracer etc., perché solo con questi strumenti è possibile misurare anche quelle piccole differenze che l’orecchio umano non potrà mai per sua natura rilevare.

In definitiva abbiamo visto come l’unica cosa che potrebbe mutare in qualche modo il suono è l’induttanza del cavo, ma vi posso assicurare che non serve spendere cifre esorbitanti per dei cavi con bassa induttanza. E’ sufficiente acquistare un comunissimo cavo di gomma con 4 cavetti conduttori al suo interno. Il diametro deve essere proporzionato alla potenza del vostro amplificatore. L’unica cosa che dovete fare è collegare in parallelo due fili, ottenendo così un perfetto cavo per altoparlanti con un’induttanza parassita che potrà variare da un minimo di 0,25 microHenry per metro ad un massimo di 0,4 microHenry per metro. Avrete ottenuto, con una spesa irrisoria, un cavo tranquillamente paragonabile a quelli più costosi e rinomati.

Cavo artigianale per altoparlanti

Cavo artigianale per altoparlanti

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I cavi d’ingresso per i preamplificatori

Questi cavi differiscono dai precedenti perché sono schermati. Questi tipi di cavi si possono trovare con sostanziali differenze di prezzo. Del comune cavo schermato si può trovare a circa 0,30 centesimi al metro, ma quelli tanto pubblicizzati dalle riviste hanno dei costi imbarazzanti. Quando si va ad applicare un segnale di BF su questi cavetti, non importa se la frequenza è di 100 Hz o di 20,000 Hz, poiché sull’estremità opposta preleveremo sempre queste due identiche frequenze. L’unica differenza che si riscontra tra i cavi schermati comuni e quelli “firmati” è la loro capacità parassita, esattamente come avevamo visto per gli altri cavi. Si può sminuire anche qui questa peculiarità dicendo che la capacità potrebbe influire sull’ampiezza delle sole frequenze dei super-acuti, e comunque soltanto nei casi in cui venissero usati dei cavetti più lunghi di 3 metri – cosa improbabile visto che solitamente la sorgente e l’amplificatore sono molto vicini.

Quanto detto si può provare con una formula per calcolare il taglio di frequenza di un filtro passa/basso, ovvero qualsiasi cavo schermato:

Herz = 159.000 : (R1 kiloohm x C1 nanoF)

R1 è il valore dell’impedenza d’uscita della sorgente, quindi se prendiamo il massimo valore che è 2000 ohm otteniamo 2 kohm. C1 è la capacità parassita del cavo espressa in nanofard. un normalissimo cavo schermato ha solitamente una capacità parassita di 400 picofard, quindi otteniamo 0,4 nanofard.

159.000 : (2 x 0,4) = 198.750 Hz

Questo significa che tutte le frequenze inferiori a 198.750 hz non subiranno nessuna attenuazione. Poiché la massima frequenza che il nostro orecchio riesce a percepire si aggira attorno ai 20.000-22.000 hz, è chiaro che un cavo del genere si può tranquillamente usare anche in ambito Hi-Fi. I più pignoli possono usare un cavo coassiale di tipo RG.174, il quale costa poco più dei cavi schermati normali ma ha una capacità parassita non superiore a 100 pF.

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Conclusione

In ultimo spendere cifre esorbitanti in cavetti sperando di migliorare le prestazioni del proprio impianto Hi-Fi è pura follia. Comprare certi cavi è farsi fregare allegramente dai produttori degli stessi. Al lato pratico non c’è nessunissima differenza, l’unica cosa che cambia è l’estetica, ma volete realmente spendere dei soldi per abbellire qualcosa che solo la polvere potrà vedere?

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Pubblicato in Elettronica | Commenti (11)

11 Risposte a “I cavi per gli impianti Hi-Fi”

  1. PAOLO FONTANA ha scritto:

    Cavi buoni possono certamente ricavarsi da materiale per uso professionale, per telefonia, etc. con notevole risparmio. Ma i cavi “speciali” da centinaia o migliaia di euro, suonano differenti davvero da quelli economici, e solo un “sordo” o chi ascolta impianti mediocri può negarlo. Le misure non bastano a spiegare queste differenze, ma sono comunque macroscopiche. Come del resto avviene per amplificatori, CD player, etc,
    Saluti
    Paolo

  2. Marco ha scritto:

    no, evidentemente sei anche tu suggestionato dalla pubblicità ingannevole ;)
    portami dei dati, delle misure che hai effettuato con apparecchiature professionai che discordino con quanto ho detto e poi ti crederò.
    se la differenza non risulta sullo strumento non vedo come possa risultare all’orecchio umano.

    ciao

  3. Amedeo Zauli ha scritto:

    Mi sa che e’ la prima volta che ti occupi di cavi per impianti Hifi :

    Il tuo approccio e’ insufficente per comprendere quello che avviene realmente, se solo provi ad usare le orecchie forse ce la fai a comprendere i fenomeni in gioco, in ogni caso seguendo la tua formuletta le frequenze in gioco sono da 20 Hz a 20.000 Hz

    nel caso di frequenze pari a 20 Hz = 0,020 kHz

    0,020 : 25 = 0,0008 m
    0,0008 : 4 = 0,0002 m

    nel caso di frequenze pari a 20.000 Hz = 20 kHz

    20 : 25 = 0,8 m
    0,8 : 4 = 0,2 m

    Vedi percio’ che l’induttanza su queste frequenze impatta decisamente, in ogni caso il problema non e’ solo l’induttanza di un cavo di segnale o di potenza i parametri in gioco sono la resistenza elettrica R la capacita C e l’nduttanza. R*L e R*C creano filtri passo basso e passo alto. Questo per farti capire minimalmente le problematiche. Poi aggiungi i problemi di interfacciamento omico fra gli apparati e a secondo di come intrecci i cavi alcuni disturbi vengono attenuati, se poi prendi in considerazione che ogni cavo è un’antenna allora si che ci si diverte.

    Per centrare il senso dell’articolo potresti dire che fra una piattina di rame e un cavo di potenza (amplificatore-casse) da pochi Euri a 200/400 Euro le differenze sono molto sensibili e molto udibili su un impianto che si possa definire Hifi.

    Difficile giustificare investimenti da 20.000 Euro o piu’ per gli stessi cavi ma non avendo esperienza diretta lascio a te la prova.

    Ultimo commento, definisci follia l’acquisto di un cavo Hifi. Indicherei ” follia ” altri comportamenti umani, mai sentito parlare di guerra? Pace, Pace e Pace.

    Saluti

  4. Marco ha scritto:

    caro Amedeo, lei ha sbagliato ad applicare la formula. io nell’esempio ho mostrato chiaramente come un segnale di 25 khz venga influenzato dall’induttanza solo nel caso fosse più lungo di 3 chilometri. Il valore 300.000 è fisso, lei invece lo ha sostituito con la frequenza… può trovare la formula qua: http://it.wikipedia.org/wiki/Lunghezza_d%27onda
    è chiaro che se lei va a testare la formula con una frequenza minore otterrà un valore ben più alto di 3 km.

    Per il resto non ho descritto nei dettagli tutte le problematiche, in compenso ho descritto il modo per costruire un cavo assolutamente Hi-Fi con una spesa irrisora, che ha sia una bassa induttaza, una capacità parassita irrisoria ed una resistenza adeguata all’impiato. Per adeguare quest’ultima basterà comperare un cavo dal diametro adeguato.

    P.S. la pace è folle quanto la guerra.

  5. Neverwhere ha scritto:

    Spezzo una lancia a favore di Marco, poichè se ho intuito bene la critica era rivolta a tutti quei materiali definiti “semi-professionali” che forniscono una falsa garanzia di migliorare drasticamente il suono.

    E’ fuori discussione che l’induttanza impatti la resa acustica MA sono necessari cavi davvero costosi ed ascoltatori attenti per poter godere minimamente una miglioria.

    Nell’altro 90% dei casi (piccoli impianti, sorgenti scadenti, sintoamplificatori da due soldi, ascoltatori inetti) si tratta puramente di suggestione.

    E’ una follia essere derubati perchè un cavo è avvolto da plastica smaltata ed ha i contatti placcati d’oro.

  6. Amedeo Zauli ha scritto:

    Caro Marco,
    E’ probabile che io sia in errore ma lo e’ di certo anche Lei, se legge bene la spiegazione classica che da’ Wikipedia vedra’ che la lunghezza d’onda che considera Lei e’ quella normalmente ritenuta nel vuoto (spazio siderale). Normalmente si usa un conduttore in Rame Ofc per questi collegamenti per cui il fenomeno non puo’ essere paraganoto alla propagazione di un segnale elettromagnetico nel vuoto. Senza aggiungere dei fenomeni di riflesso dovuti all’impedenza del carico, che su un un cavo ci sono mentre nel vuoto no.
    Il suo cavo da 3.000 metri la deluderebbe molto in quanto non sentirebbe un gran che’. Il problema poi non si risolve con la sezione che se ecessiva creerebbe ritardi nell’arrivo delle frequenze da 20 a 20.000 Hz al diffusori (frequenze alte viaggiano nella sezione esterna, frequenze basse piu’ all’interno).

    Questi fenomeni sono udibili con l’utilizzo di semplici apparecchi come una sorgente digitale, un PC per esempio, collegato con un cavo USB ad un convertitore DAC da un centinaio di Euro, un aplificatore TA10.1 da 160 Euro, e due casse con buona efficenza 250 euro circa.
    Con questa semplice attrezzatura lei sentira’ con le orecchie la differenza di resa sonora utilizzando un cavo di potenza per diffusori come la semplice piattina e un cavo piu’ specializzato, senza esagerare!. E’ anche ovvio che un cavo da solo potra’ solo migliorare quello che e’ già buono e non trasformare il brutto anatroccolo in un cigno.

    Per quanto mi riguarda sono un appassionato di musica e le mie osservazioni sono frutto di esperienze dirette. Non credo ci sia da spezzare nessuna lancia, rispondendo all’anonimo che lo invito ad ascoltare la musica dal vivo in modo che ritari le proprie esperienze d’ascolto e lasci spento quegli apparecchi che spesso riproducono solo un terzo delle prequenze sonore originali.

    Saluti e buona Musica.

    PS: Meglio la Pace

  7. Freemind ha scritto:

    Quello che bisogna aggiugere che l’uomo non è uno strumento e non puo quindi essere un riferimento; per quanto ad esso destinati i contenuti sui quali (musica) si puo opinare i mezzi di riproduzione sono molto al di sopra delle capacità intrinseche e pertanto opinare su essi discriminando con i sensi identifica solo gli stolti.
    Le capacità riproduttive sono da sempre sopra il 90% e a 15 anni fa si e arrivati al 100% estinto il valore tecnologico, si spera oggi nella improbabile estinzione dei cretini.

  8. Dario ha scritto:

    Scusate non sono un esperto: qual’è il nome tecnico di quei cavi che hanno l’ingresso nelle casse tramite filo di rame, mentre invece l’ingresso nell’impianto stereo/mixer tramite jack di colore bianco e rosso?

  9. ALEX ha scritto:

    ciao sono un tecnio specialista di elettronica e automazione di una grossa azienda produtrtice di energia ex statale bè facevo prima a scrivere enel , i cavi audio sono in rame eletrrolitico al 99,9 girateli un po come volete larghi grossi lunghi ma rimangono di rame e l’influenza sul suono e pressoche nullo , i “audiofili”spesso sono “sponsorizzati”esempio, ti rgalo queste belle cuffie oppure questo bel microfono se parli bene dei miei cavi (monster cable),questo e successo a me ed i regali sono in proporzione della “autorevolezza”del audiofilo,se collabora con riviste ecc ecc , comunque i cavi rimangono di rame,e non vi è assolutamente nulla che giustifichi i loro prezzi assurdi.

  10. samuele ha scritto:

    Caro Marco, intanto grazie per la spiegazione dettagliata.
    Volevo solo precisare da ingegnere elettronico e acustico nonchè musicista da 15 anni che sembra riduttivo affermare che l’induttanza e la capacità parassite non comporta niente sul suono…provi ad intrecciare dei cavi fra loro e poi potrà effettuare le misure.
    A proposito di misure mi sembra che da lei sia stato detto più volte che senza dati ufficiali non si può parlare però senza ritegno raccoglie le sue informazioni e basa le sue tesi su quello che dice Wikipedia. Ha mai sentito nessun docente che consiglia ai prorpi studenti di trovare informazioni su Wikipedia? Tutti ci possono scrivere le peggiori balle.
    Magari uno studio più approfondito su enormi libri di elettromagnetismo e linee potrà chiarirle qualche punto in più.
    Saluti
    Samuele

  11. Beppe ha scritto:

    Scusate se mi intrometto, avrei bisogno di un consiglio.

    Vorrei collegare un piatto da una parte della stanza ad un’altra dove si trova l’amplificatore, circa 12-15 metri di cavo (passando per una forassite già predisposta). Accanto al piatto ho un preamplificatore, quindi il percorso audio lo devo fare come linea no phono… e questo credo sia già un vantaggio.
    Potrei avere dei benefici usando un cavo piuttosto che un altro? Forse a bassa capacità?
    Potete consigliarmi una marca da usare?

    Grazie

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